La 'Reconquista' spagnola: re Pelayo e la Battaglia di Covadonga, tra mito e realtà.






La storia, si sa, si nutre molto spesso anche di miti e di leggende e molto frequentemente, soprattutto quando le fonti accertate ed attendibili sono scarse, rimangono l'unica testimonianza rimastaci di ciò che è accaduto. Eventi e personaggi reali si mischiano e si fondono con il prodotto della fantasia a tal punto che l'intreccio diviene difficile da districare.
Un episodio emblematico è ciò che accadde a Cova Dominica poi divenuta e conosciuta come Covadonga, in un periodo attestabile tra il 721 e il 726 d.C..
L'ambientazione è quella delle aspre e scarsamente popolate montagne delle Asturie dove, secondo quanto riportato dalle cronache, cristiane e musulmane (quella scritta per re Alfonso III°, nel IX° sec. è la più nota), un esiguo gruppo di 'resistenti' cristiani pare essere riuscito a soverchiare un numeroso esercito mussulmano, dando inizio a quella che successivamente verrà definita e ancora oggi é conosciuta come: 'La Reconquista'.
La conquista musulmana della penisola Iberica, iniziata nel 711 d.C. aveva portato le truppe islamiche fino alle coste della Cantabria e delle Asturie. Il regno visigoto era stato spazzato via dalla loro avanzata e molte famiglie gote si erano convertite all'Islam (per convinzione o per convenienza) diventando fiancheggiatrici del potere dei fedeli di Allah. Secondo i racconti, solo un piccolo nucleo di aristocratici era riuscito a riorganizzarsi nella catena montagnosa del 'Picos de Europa' sotto la guida di Pelayo. Le origini di questo personaggio che diventerà emblematico nella storia della Spagna, sono oscure e spesso contraddittorie, ma la sua esistenza è data per certa in quanto viene citato sia nelle cronache cristiane, sia in quelle musulmane. La sua condizione è aristocratica, ma non si sa quale fosse la sua esatta provenienza; se cioè egli fosse un capo riuscito a sfuggire ai nuovi dominatori insediandosi tra le montagne asturiane o se fosse un visigoto originario di quelle zone e quindi non un profugo. Viene presentato con il titolo di re, ma molto più probabilmente si trattava di un capo eletto da altri nobili cristiani che assieme a lui avevano trovato rifugio in quel territorio di difficile accesso.
Le cronache che parlano della sollevazione asturiana non sono univoche nel riportarne gli eventi scatenanti. In alcune si propone una causa patriottico-religiosa che avrebbe spinto i rivoltosi ad imbracciare le armi contro gli invasori in difesa della loro identità e della fede cristiana. Questa spiegazione, però, pare più un riadattamento confacente alle esigenze della successiva dinastia Astur-leonese, desiderosa di trovare una mirabile e nobile legittimazione, che alle vere ragioni che i moderni studiosi attribuiscono a motivazioni di carattere fiscale. Altri, più romanticamente, raccontano della rabbia di Pelayo per la triste vicenda di cui fu vittima la sorella, andata forzatamente in sposa al governatore arabo di Gijòn, Minuza.
Comunque siano realmente andate le cose, la reazione musulmana non si fece attendere a truppe al comando del generale Alqama furono inviate per reprimere la sommossa. Al seguito di questo esercito si trovava anche l'ex vescovo di Siviglia che aveva abiurato la fede cristiana per abbracciare quella islamica, il rinnegato Oppa. Proprio Oppa fu inviato a Pelayo per convincerlo a deporre le armi, ma questi avrebbe sdegnosamente respinto ogni accordo accusandolo di vigliaccheria e di tradimento. A quel punto la battaglia fu inevitabile e le esigue forze cristiane (che alcuni assommano a 300, altri a 3000 effettivi), trovarono rifugio nella grotta di Covadonga dove arrivo loro un soccorso tanto insperato quanto miracoloso. La Vergine Maria in persona venne in aiuto dei cristiani che, fortificati da questo divino ausilio, riuscirono ad attaccare le forze musulmane e a ridurne gli spazi di manovra aiutati dalle asperità del terreno, finendo col decimarli. I musulmani dovettero darsi ad una fuga (che costò la vita allo stesso Minuza) precipitosa e disordinata, braccati e uccisi dai cristiani che li inseguirono per alcuni giorni, aiutati dalla popolazione locale che nel frattempo si era unita ai seguaci di Pelayo.
Le fonti musulmane tramandano questo episodio relegandolo ad una scaramuccia di poco conto e spogliandolo ovviamente di tutti i contenuti soprannaturali. Indipendentemente dall'entità e dai numeri dello scontro, però, questa fu la prima vera vittoria cristiana contro i musulmani ed ebbe come conseguenza la riconquista della città di Gijòn e la creazione di quello che poi diverrà il nucleo originario del Regno delle Asturie. Almeno nella leggenda, era iniziata la 'Reconquista'.


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