gli Almoravidi









La frammentazione politica e sociale di al Andalus, nata dall'indebolimento dell'emirato omayade, venne temporaneamente ricomposta quando salì al trono Abd ar Rahman III° (929-961); l'abile sovrano, presto autoproclamatosi califfo, riuscì a sconfiggere i potentati locali che avevano dato vita a numerosi stati di fatto indipendenti. L'unità del regno rimase intatta, tra alti e bassi, anche sotto la sovranità dei suoi immediati successori fino alla deposizione dell'ultimo califfo Hishām III ibn Muḥammad (1027-1031).
La nuova frammentazione che ne seguì, detta periodo dei taifa, significò un indebolimento sia sul piano economico sia su quello militare di al Andalus; debolezza di cui approfittarono immediatamente i sovrani cristiani di Aragona e di Castiglia e Leon. Soprattutto Alfonso VI° di Castiglia si mise a capo di una fortunata spedizione militare che si spinse fino all'estremo sud della penisola. Nel 1085 avvenne la riconquista di Toledo da parte dei cristiani.
I litigiosi e fragili emirati videro la loro esistenza estremamente minacciata dall'avanzata cristiana e si rassegnarono a chiedere ausilio al nuovo sovrano magrebino Yūsuf ibn Tāshfīn (1061 circa – 1106).
Yūsuf ibn Tāshfīn fu il primo emiro di una nuova e potente dinastia berbera che era riuscita a prendere il potere e a dominare un territorio comprendente l'attuale Marocco e una vasta porzione dell'Algeria: gli Almoravidi, dall'arabo al-Murābiṭūn, cioè quelli della fortezza.
Il movimento almoravide (che nel 1060 aveva fondato la sua nuova capitale, Marrakesh) si aggregò attorno ad una predicazione religiosa che professava una stretta osservanza delle norme coraniche e si rifaceva alla dottrina malikita.
Nel 1086, gli emiri di Siviglia, Granada, Malaga e Badajoz invitarono Yūsuf ibn Tāshfīn ad attraversare lo stretto di Gibilterra per unire le forze contro Alfonso VI° che venne duramente sconfitto nella battaglia di Sagrajas.
Dopo questo primo ed importante successo Tāshfīn non si trattenne sul suolo iberico ma ritornò nel Magreb per consolidare il suo potere fino a quando nel 1089, venne nuovamente richiamato. Da questo momento gli almoravidi, con l'appoggio degli alfaquies locali, liquidarono i regni di taifa e riunificarono sotto il loro dominio tutto il territorio di al Andalus che divenne una provincia dell'impero nord africano.
Inizialmente la loro intransigenza religiosa ebbe i suoi effetti più deleteri sulle popolazioni non islamizzate nella Spagna al punto che cristiani ed ebrei furono forzatamente costretti ad emigrare nei regni del nord. Successivamente, però, il contatto con i 'molli' costumi dei musulmani spagnoli, finì per allentare la presa di quella disciplina religiosa che era stata il collante ed il volano del successo almoravide e ciò suscitò lo scontento di altre tribù berbere marocchine riluttanti ad accettare la dottrina malikita e che ben presto si sollevarono contro di loro.

Il regno almoravide caddè nel 1147 con la conquista di Marrakesh da parte di una nuova e potente dinastia: gli Almohadi che per quasi un secolo diventeranno anche i padroni di al Andalus.

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