gli Almohadi







Il movimento degli Almohadi (dall'arabo al-Muwaḥḥidūn: gli "Unitari"), nacque come corrente religiosa di stampo tradizionalista nella prima metà del XII° sec. per opera Muhammad ibn Tūmart. Tūmart membro di una tribù berbera, si formò sia nella Spagna islamica sia nel Medio Oriente dove venne influenzato dalla dottrina sciita. Ritornato nel Magreb iniziò la sua predicazione religiosa in contrapposizione a quella di stampo malikita professata dai dominatori Almoravidi.
Personaggio fondamentale per quello che presto si sarebbe trasformato da movimento religioso in movimento politico, fu 'Abd al-Mu'min ibn 'Ali al-Kumi anch'esso di provenienza berbera e dotato di ottime capacità politico-militari che gli permisero in tempi relativamente brevi, di organizzare un proprio esercito contro gli Almoravidi riuscendo a conquistare la loro capitale Marrakesh nel 1147.
La caduta degli Almoravidi spianò la strada per un intervento diretto in al Andalus, dove la disgregazione del potere centrale aveva ancora una volta consentito la formazione di piccoli regni locali ed il rafforzamento e l'avanzata verso sud dei sovrani cristiani, soprattutto di Alfonso VIII° di Castiglia.
Nel 1148 venne conquistata Corbova, nel 1154 Granada e ciò consentì ad al-Mu'min di proclamarsi califfo, comandante dei fedeli, dando origine ad una vera e propria dinastia che non riconosceva il potere degli abbasidi orientali. I suoi successori riuscirono ad estendere i possedimenti fino a comprendere la totalità della Spagna islamica.
Nel 1195, sotto la guida del califfo  Abū Yūsuf Yaʿqūb al-Mansur si ebbe quella che fu probabilmente una delle sconfitte più devastanti per i cristiani spagnoli: la battaglia di Alarcos. Le conseguenze di questa disfatta, derivata anche dalla disunione dei re cristiani e forse dell'eccessiva fretta che re Alfonso VIII° ebbe di scendere in battaglia senza aspettare rinforzi, si fecero sentire in Castiglia per diversi anni a venire e provocarono l'abbandono di molti castelli e città sul confine.
Si aprì anche la strada per la riconquista di Toledo, ma gli Almohadi non seppero o non vollero approfittare dell'occasione (forse a causa delle ingenti perdite subite) e decisero di ripiegare su Siviglia.
Con il bottino della battaglia di Alarcos il califfo fece edificare a Siviglia alcune delle opere architettoniche più preziose e importanti della città come la Giralda, la Torre de Oro o il Patio de las Doncellas.
Stabilizzata, almeno apparentemente, la situazione spagnola, al-Mansur ritornò in Marocco dove morì nel 1199.
Appena i regni cristiani ebbero la forza di riprendersi dal disastro militare, decisero di mettere da parte le loro divergenze e tentare di riprendere le azioni militari verso i territori musulmani. Sull'esempio dei crociati che avevano riconquistato la Terra Santa, chiesero al papa Innocenzo III° di emanare una bolla in cui si chiamavano a raccolta i cristiani europei per dare inizio ad una guerra santa di riconquista. Da tutta Europa affluirono in Spagna cavalieri, ordini militari, avventurieri e disperati in cerca di fortuna o del martirio, accesi dal desiderio di battersi in nome di Cristo contro gli infedeli.
Lo scontro avvenne nel 1212 (La battaglia di Las Navas de Tolosa) e la disfatta dei musulmani fu totale. Lo stesso califfo Muhammad al Nasir fu costretto ad una precipitosa fuga per salvarsi la vita.
Dopo questo trionfo le città andaluse caddero una dopo l'altra in mano cristiana. Cordova nel 1236; Valencia nel 1238; Siviglia nel 1248. Solo il territorio di Granada rimase un mano musulmana e la nuova dinastia dei Nasridi riuscì a riorganizzarvi un sultanato seppur formalmente vassallo del re di Castiglia.

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