Le donne in al-Andalus






Per comprendere quale fosse la condizione della donna nell'Islam medievale è necessario risalire alla radici della tradizione araba, andando a ritroso fino al periodo pre-islamico.
Non c'è unanimità fra gli storici per quanto riguarda il trattamento che le tribù beduine del deserto arabico riservavano alla donna prima dell'avvento dell'Islam. Alcuni ritengono che fosse fortemente subalterna all'uomo fino ad essere considerata alla stregua di merce mentre altri, al contrario, parlano di un ruolo femminile considerevolmente valorizzato rispetto a quello che successivamente gli avrebbe riservato il Corano. A mio parere è più opportuno prendere le distanze dall'una e dall'altra ipotesi in quanto le diversità dipendono in larga misura da quante e quali tribù si prendono in considerazione per l'analisi. Tra di esse vi erano enormi differenze di trattamento che andavano dall'infanticidio delle figlie femmine, largamente praticato, all'apposizione di un nome femminile alla tribù in onore di una madre fondatrice della stessa o alle divinità femminili del paganesimo arabico. Non sappiano dire con esattezza se l'Islam abbia migliorato o peggiorato la vita delle donne arabe poiché, come abbiamo visto, è necessario fare degli opportuni e fondamentali distinguo. Ciò che si può affermare con certezza è che le sure coraniche fissano definitivamente una chiara ed omogenea prescrizione per ciò che concerne il rapporto tra i sessi. E' il Corano (e gli Hadit) a stabilire le norme inderogabili sui ruoli che Dio ha stabilito per l'uomo e per la donna.
L'avanzata islamica e l'incorporamento nel Dahr al Islam di donne non musulmane con tradizioni culturali e sociali radicalmente diverse da quelle presenti nell'organizzazione clanica arabica, fin dal primo momento creò non pochi problemi.
L'introduzione della legge islamica in al-Andalus diede vita ad una situazione di coesistenza molto particolare tra le donne che possiamo riassumere identificando due categorie principali. La distinzione è innanzitutto tra donne di condizione libera e quelle di condizione servile. Alla prima categoria appartenevano ovviamente le donne musulmane, ma anche quelle cristiane ed ebree, mentre nella seconda confluivano tutte le donne ridotte in schiavitù, bottino delle campagne militari contro i regni del nord.
Per cercare di fare chiarezza dobbiamo innanzitutto analizzare qual era il ruolo della donna musulmana nell'organizzazione sociale della Spagna islamica e quali sono le prescrizioni coraniche che ne regolano l'esistenza. Nel Corano viene chiaramente specificato che uomini è donne, pur essendo uguali di fronte a Dio, sono stati creati per ricoprire ruoli diversi e specifici durante la loro esistenza terrena. L'uomo deve provvedere alle esigenze della famiglia, mentre la donna deve occuparsi della procreazione e della cura della prole. Possiamo dire che la tendenza delle tribù arabe islamiche e pre-islamiche era quella di favorire il matrimonio tra consanguinei con lo scopo preciso di tutelare il patrimonio ereditario e la purezza di sangue del clan o della tribù, un atteggiamento che condividevano anche con le tribù berbere. Preservare l'onore delle donne del clan era un assunto fondamentale, potremmo dire una questione di vita o di morte, poiché una donna disonorata macchiava con il suo peccato tutto il clan. Queste condizioni di vita vengono irrimediabilmente alterate quando si conquistano i nuovi territori urbanizzati del Medio Oriente, del Maghreb o della stessa Penisola Iberica poiché la vita della città espone le donne a tentazioni molto maggiori e pericoli molto più difficili da controllare o evitare.
Per questa ragione le limitazioni dei movimenti e della libertà personale per una donna musulmana che vive in città raggiungono una condizione che potremmo senza dubbio definire di segregazione.
In al-Andalus le donne musulmane non possono camminare liberamente per le strade se non accompagnate da altri membri (preferibilmente maschi) della famiglia, devono astenersi dalle attività ricreative, dalla cosiddetta vita mondana e da quella politica che gli è preclusa e non possono vivere in promiscuità con gli uomini ma risiedere in locali appartati, molto spesso assieme alle altre mogli del maschio di casa. Una situazione che rende invidiabile sotto molti aspetti persino la vita delle donne cristiane che pur essendo relegate ad una condizione sociale di inferiorità giuridica, possono comunque circolare tranquillamente senza necessità di essere accompagnate, recarsi in chiesa o al mercato, godere liberamente dei propri beni.
La famiglia islamica è una famiglia allargata che comprende tutti i membri del clan e il capo ha potere giurisdizionale su tutti i componenti e ne decide le sorti. La famiglia cristiana, diversamente, si basa prevalentemente sul rapporto di coppia e sulla condivisione delle responsabilità nella crescita e dell'educazione dei figli; una responsabilità ripartita in modo paritario tra i coniugi. Le donne cristiane, inoltre, conservano il pieno diritto ad ereditare in egual misura rispetto ai fratelli maschi e non possono essere in nessun modo ripudiate dal marito (non prevedendo il cristianesimo la possibilità di divorzio). Non do giudizi di valore etico su questa possibilità, ma è necessario ricordare che una donna musulmana ripudiata, andava incontro ad un destino di emarginazione e di miseria senza scampo. Le donne cristiane potevano unirsi in matrimonio con un non cristiano, ma questo ad una donna musulmana era vietato.
La terza categoria, come abbiamo detto, era quella costituita dalle schiave e concubine. Queste a differenza delle donne libere, non possedevano nessun onore da dover essere difeso e paradossalmente era proprio questo fattore a consentirgli una “libertà” molto più ampia. Le concubine potevano apprendere le arti come la musica e il ballo per allietare i loro padroni; vestirsi in modo più disinibito e sfruttare le loro capacità personali per acquisire anche un potere considerevole all'interno dell'harem, riuscendo addirittura ad imporre mode ed abitudini. La loro condizione veniva poi ulteriormente elevata se riuscivano a generare figli maschi al loro signore. Nei casi più eclatanti questi figli erano addirittura gli eredi designati alla successione dell'emiro o del califfo di turno. A questo proposito è utile ricordare che il personaggio più famoso e potente della storia del califfato omayyade spagnolo fu Abd ar Rahman III, figlio e nipote di due schiave cristiane, presumibilmente della Navarra.
La necessità di essere sintetici, non ci consente per ora di approfondire ulteriormente un argomento enormemente vasto e complesso. Mi riprometto di ritornare sul tema in modo più esaustivo in futuro, ma spero comunque di essere riuscito a fornire almeno un quadro generale che ognuno può arricchire anche postando considerazioni nei commenti se lo ritiene opportuno.


Commenti

  1. un buon testo per approfondire le conoscenze sulla religione dei mussulmani

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  2. Se avrà la voglia e la pazienza di continuare a seguire il blog, prossimamente pubblicherò un post dedicato alla bibliogtafia della storia di al-Andalus ma anche dell'islam in generale. Nel caso avesse domande, curiosità o osservazioni sarò felice di poter rispondere. A presto.

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