La vita avventurosa dell'emiro Abd ar Rahman I - Prima parte






La vita di Abd ar Rahman ibn Mu'awiya, meglio conosciuto come Abd ar Rahman I emiro di al-Andalus, è degna dei più audaci romanzi di avventure. Sarebbero necessari interi volumi per ripercorrere in modo completo ed esauriente tutte le vicende che lo hanno visto come protagonista: dalla sua nascita a Damasco, alla precipitosa e rocambolesca fuga per sfuggire agli assassini inviati dagli abbasidi, fino alla ricostituzione in Occidente del potere di una dinastia cancellata in Oriente con la forza e la brutalità.
Nacque nei dintorni di Damasco nel marzo del 731 da Muʿāwiya ibn Hishām e da una concubina berbera portata in Siria dai conquistatori arabi durante la loro avanzata nel Maghreb. Era nipote del califfo Hishām ibn ʿAbd al-Malik che resse l'impero islamico per quasi vent'anni.
Scampò miracolosamente alla strage di Nahr Abi Futrus dove, durante un banchetto “di riconciliazione” organizzato dagli Abbasidi, quasi tutti i membri della famiglia degli Omayyadi vennero trucidati. Riuscì a fuggire assieme al figlio Sulayman di quattro anni e al fratello Yahya che venne però ucciso mentre tentava di attraversare a nuoto il fiume Eufrate.
Si rifugiò prima in Palestina dove venne soccorso da due suoi servi, Badr e Sālim, e poi in Egitto, viaggiando sotto falso nome e nascondendosi continuamente dagli inseguitori che non gli davano tregua.
Ripararono in Ifriqya (odierna Tunisia), dove un ex cliente degli Omyyadi, Abd al-Raḥmān ibn Ḥabīb al-Fihri, stava cercando di costituire un regno autonomo dall'autorità dei nuovi padroni Abbasidi.
La sua presenza in questi territori a lungo andare cominciò ad essere motivo di preoccupazione per Habib in quanto era particolarmente rischioso nascondere un personaggio talmente illustre e ricercato. Ben presto sorsero dei contrasti con il suo protettore che costrinsero Abd ar Rahman a spingersi ancora più verso Ovest per chiedere asilo alla tribù di provenienza di sua madre stanziata nei territori dell'attuale Marocco.
Fu proprio durante la sua permanenza in terra marocchina che venne a conoscenza delle meraviglie e delle enormi possibilità custodite da una terra così diversa da quella in cui si trovava, eppure così vicina e a portata di mano.
Affascinato dalle storie su questa terra ricca e prospera, Abd ar Rahman decise di inviare i suoi fedeli servitori al di là dello Stretto di Gibilterra per sondare le possibilità di successo di uno sbarco in terra spagnola. Fu trovato un alleato affidabile in un gruppo di soldati siriani che dopo aver subito una disfatta militare nel Maghreb erano stati chiamati in al-Andalus per sedare una rivolta dei berberi. I capi di queste truppe che erano stati clienti degli Omayyadi, non senza iniziali dubbi e tergiversazioni considerarono conveniente schierarsi dalla parte di colui che ritenevano comunque un legittimo erede della gloriosa casata ormai decaduta.
L'impresa ebbe inizio il 14 agosto 755 con lo sbarco di Abd ar Rahman e delle truppe e lui fedeli, ad Almuñécar, sulla costa mediterranea della Penisola Iberica che presero successivamente possesso del castello di Torrox, nei pressi della località di Iznajar oggi situato nella Provincia di Corodova.
Il governatore di al-Andalus in quel periodo era Yūsuf ibn Bukht che cercò in tutti i modi di ostacolare l'avanzata verso il potere del nuovo venuto, ma resosi conto che la contrapposizione militare sarebbe stata sfavorevole per lui, offrì la mano di sua figlia ad Abd ar Rahman nel tentativo di arrivare ad un accordo vantaggioso che non mettesse a repentaglio la prosecuzione del suo potere.

L'accordo non andò in porto e a quel punto l'unica alternativa possibile era la battaglia, ma parleremo di questo la prossima volta...

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