La vita avventurosa dell'emiro Abd ar Rahman I - Seconda parte







Nell'articolo precedente abbiamo lasciato il nostro Abd ar Rahman in procinto di mettersi alla testa delle sue truppe in direzione di Cordova per affrontare in campo aperto il suo avversario, il governatore Yūsuf, con il quale non era riuscito ad accordarsi per una soluzione pacifica del conflitto.
Lo scontro avvenne il 14 maggio 756 e sancì la definitiva vittoria del nuovo venuto che non tardò a manifestare le sue ambizioni di potere facendosi proclamare il giorno successivo, emiro di al-Andalus.
Il titolo di emiro era assimilabile a quello di governatore di un territorio per conto del califfo regnante, ma con l'avvento di Abd ar Rahman le cose cambiarono radicalmente, almeno in al-Andalus.

Concentriamo la nostra attenzione su questi due punti focali:

  • quello di al-Andalus era un emirato indipendente dagli abbasidi al potere in Oriente

  • Abd ar Rahman decise di non autoproclamarsi califfo pur potendo teoricamente rivendicarne il titolo


Alla luce di quanto era accaduto alla sua famiglia e alle conseguenze dirette che l'insurrezione abbaside ebbero sulla sua vita, sarebbe stato davvero strano che il nuovo emiro dell'islam occidentale decidesse di fare formale atto di sottomissione agli assassini degli Omayyadi e infatti se ne guardò bene.

Primo caso nella storia islamica, al-Andalus si trasformò in un emirato completamente indipendente da Bagdad; uno stato che si autogovernava con proprie leggi ed un proprio monarca assoluto. Con l'avvento del nuovo padrone si consolida una occupazione stabile del territorio spagnolo da parte delle forze musulmane che non si era verificata in modo compiuto nei decenni precedenti. Molto probabilmente i primi invasori, Tariq e successivamente Musa, non avevano intenzione di insediarsi stabilmente nei territori al di là di Gibilterra, ma di limitarsi a spedizioni di saccheggio per poi rientrare nelle loro basi in Marocco. Fu l'estrema facilità con cui avanzarono e conquistarono territorio, oltre allo sgretolamento dello Stato Visigoto, che li indusse a stanziare truppe permanenti di occupazione.

Per quale motivo Abd ar Rahman decise di non attribuirsi anche il titolo di califfo, ma di accontentarsi di quello di emiro? Questo rimane un mistero. La maggior parte degli studiosi ritiene che la posizione del nuovo sovrano non fosse così stabile da permettergli un passo così azzardato e a dare forza a questa ipotesi vi sarebbero i numerosi episodi di insubordinazione e rivolta, successive al suo insediamento. Una di queste, la più pericolosa, ordita dal califfo abbaside al-Mansur e capeggiata da al-ʿAlāʾ ibn Mughīth, nel 763 riuscì quasi a scalzarlo dal trono. Non senza una buona dose di fortuna Abd ar Rahman ebbe la capacità di destreggiarsi dall'assedio di Carmona, (città nella quale si era rifugiato) e con un'abile contromossa militare ottenne la testa del rivoltoso. La ottenne nel senso letterale del termine e dopo averla imbalsamata la fece recapitare da un mercante a Kairuan come omaggio al califfo.

Il regno di questo primo sovrano, inizialmente non fu affatto facile poiché come abbiamo detto dovette far fronte a numerose sommosse e a dissidi interni tra le varie etnie che si contendevano potere e privilegi all'interno dello stato. La sua risposta a queste urgenti esigenze di stabilità interna fu un pressante processo di arabizzazione ed orientalizzazione della società andalusì che potesse portare ad una omogeneizzazione, livellando  le differenze etniche e culturali. Anche per questo motivo offrì rifugio a tutte quelle famiglie che erano state legate da rapporti di parentela o clientela a quella degli Omayyadi invitandole a trasferirsi nel suo territorio. Ciò ebbe come conseguenza l'immigrazione in terra andalusa di molte maestranze e uomini di cultura orientali che contribuirono considerevolmente al suo arricchimento artistico, scientifico e tecnico. Creò anche un esercito di professionisti, in larga parte composto da contingenti di schiavi europei, per non dover dipendere dai rapporti di forza e dagli intrighi dei potentati locali. Con i regni cristiani del Nord ebbe rapporti decisamente conflittuali e anche con i franchi non gli andò meglio. Fu proprio durante il suo regno che Carlo Magno organizzò la famosa spedizione militare in terra iberica che ebbe come epilogo finale la strage di Roncisvalle (di questo parleremo in un prossimo articolo).
Probabilmente non furono solo le divisioni interne a spingere Adb ar Rahman verso l'arabizzazione e l'orientalizzazione dei costumi. Il modo improvviso e traumatico in cui fu costretto ad abbandonare i territori della sua infanzia scatenò in lui l'esigenza di ricreare per quanto possibile quel mondo che aveva perso per sempre e questa malinconia si ritrova in modo chiaro nelle poesie che lui stesso scrisse e che dedicò alla sua patria lontana.

La società di al-Andalus, era all'epoca molto composita e non dobbiamo dimenticare che in quel periodo la grande maggioranza della sua popolazione era ancora di fede cristiana. Persone che parlavano un dialetto romanzo, che usavano il latino nelle funzioni religiose, che per secoli avevano tramandato usanze e stili di vita molto diversi e non sempre compatibili con quelle che l'emiro era intenzionato ad imporre. Individui che si erano trasformati da padroni della terra in servi, genti di seconda classe con una numerosa serie di limitazioni e gravami fiscali a cui potevano sottrarsi solo con la conversione all'islam. Vedremo molto presto le conseguenze anche violente che questo primo scontro di civiltà produsse nella stessa Cordova e nei suoi domini.
Abd ar Rahman I morì a Cordova il 30 settembre del 788, lasciando un regno solido al suo successore il terzo figlio Hisham ibn Abd al-Rahman e il cantiere di quello che sarà considerato il più significativo e prezioso gioiello architettonico dell'islam occidentale: la grande Moschea di Cordova (anche di questo parleremo in un prossimo articolo).

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