Gli arabi non invasero mai la Spagna!









Il titolo di questo post potrebbe sembrare “blasfemo”, ma tra le tante teorie sorte per spiegare la repentina islamizzazione della penisola iberica ne esiste una abbastanza stravagante avanzata nel 1969 da Ignacio Olagüe e descritta nella sua opera Los árabes no invadieron España.
La tesi è molto semplice e descrive una società hispano-visigota preda di tumultuosi fermenti sia religiosi sia culturali che avrebbero portato ad una separazione netta tra gli abitanti ariano-cristiani del sud e quelli cattolici stanziati nel nord.
Le incessanti guerre civili in seno al regno visigoto unite alle tensioni religiose, avrebbero sostenuto queste divisioni spingendo le popolazioni del sud a intrattenere relazioni privilegiate e sempre più strette con il Nord Africa. Il risultato? Una loro progressiva islamizzazione. Il ferreo monoteismo musulmano era sicuramente più conciliabile con la visione ariana del cristianesimo e gli ariani avrebbero accettato senza grosse difficoltà di convertirsi spontaneamente all'islam adottandone usi, costumi e lingua.
Il dibattito e lo scontro sulla natura di Cristo si trascina ormai da millenni ed ebbe strascichi molto pesanti non solo in Spagna. Da ricordare che le cosiddette teorie adozioniste che si svilupparono tra le comunità mozarabe, contribuirono alla lacerazione dei rapporti tra i cristiani del nord sempre più condizionati dagli influssi del cristianesimo francese e cluniacense e quelli del sud che continuarono ad utilizzare l'antica liturgia già praticata ai tempi dei visigoti.
Recentemente il lavoro di Olagüe è stato ripreso e rielaborato dal professor Emilio González Ferrín dell'Università di Siviglia che sostiene l'impossibilità di una effettiva invasione islamica della Spagna in quanto non era possibile a quell'epoca identificare in maniera chiara e definita un “popolo musulmano”. Secondo González Ferrín nel 711 i musulmani come vengono intesi oggi non esistevano e non esisteva neppure una forma definitiva del Corano, del diritto islamico e l'arabo non poteva ancora essere considerata una lingua franca. Si afferma che l'islamizzazione della Spagna avvenne per osmosi culturale tra i popoli di qua e di là di Gibilterra. I famosi Tariq e Musa sarebbero solo dei personaggi fittizi funzionali alla propaganda di periodi successivi.
Come è possibile immaginare, queste teorie sono ampiamente rifiutate in ambito accademico e derubricate a semplice racconto fantasy, ma credo sia giusto, anche solo per dovere di cronaca, portarle all'attenzione dei lettori.
In un suo recente saggio “La conquista islámica de la península Ibérica y la tergiversación del pasado” (non edito in Italia n.d.a.), l'eminente arabista e professore dell'Università di Huelva Alejandro García Sanjuan, si preoccupa di smontare accuratamente le idee di Olagüe e di González Ferrín. Altri arabisti e storici spagnoli si rifiutano addirittura di prendere in considerazione l'idea di confutarle in quanto ritenute un mero frutto della fantasia degli autori, già smentito dalle prove archeologiche e dalle fonti.
Diciamo che la mancanza di documentazione attendibile sulla conquista musulmana di al-Andalus si presta molto anche alla proliferazioni delle teorie più fantasiose. Forse lo sbarco non avvenne esattamente nel 711; forse non vi fu un don Julian o un re Roderigo e molto probabilmente la famosa Battaglia di Covadonga non fu altro che una scaramuccia tra guerrieri musulmani e asturiani poco propensi, così come già era accaduto con romani e visigoti, alla dominazione, alle ingerenze e alla tassazione straniera nei loro territori. I forse sono molti, ma tra questi non credo si possa includere l'invasione degli arabi in territorio spagnolo. Quando pochi decenni dopo il 711 Abd ar Rahman I mise piede sulla penisola, a dargli manforte oppure ad opporglisi, c'era un numero molto consistente di arabi e berberi in armi. Non credo fosse solo una semplice coincidenza o il risultato delle amichevoli frequentazioni che avvenivano tra i due lati dello stretto.

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