Il funerale.





Un effetto collaterale dell'approccio usato nelle nostre scuole nello studio della storia è quello dell'esclusiva focalizzazione sui grandi eventi e sui grandi personaggi tralasciando, volutamente o meno, le vicende minori o attinenti alla vita quotidiana dei popoli e delle persone.
Gli appassionati o gli studiosi dovranno quindi approfondire in maniera autonoma questi aspetti affidandosi a studi monografici o per chi ne ha la possibilità alla ricerca archivistica.
Questo blog si occupa della storia della Spagna musulmana e chiaramente non si può prescindere dal raccontare gli episodi più significativi, ma partendo da questi la volontà è quella di ampliare l'osservazione fino ad includere l'organizzazione della vita, le tradizioni, le usanze e tutto ciò che caratterizzava il panorama sociale di al-Andalus. Ovviamente questa non è una pagina di divulgazione pensata per specialisti e di conseguenza il linguaggio usato, l'approfondimento e la pregnanza scientifica dei temi trattati forse potrebbe far storcere il naso a qualche lettore esperto, ma ho volutamente optato per questo modus operandi pensando di offrire piccoli scorci che non hanno la pretesa di essere esaurienti ma che possano infondere nel lettore la voglia di informarsi e approfondire lo studio di un periodo storico che in Italia non viene trattato con la dovuta importanza.

Fatta questa doverosa premessa, passo ad illustrare il tema di questo articolo che è dedicato alla morte e nello specifico alla sepoltura così come avveniva in al-Andalus e come ancora avviene in molti paesi islamici.

Le celebrazioni funebri nel mondo musulmano sono solitamente semplici. La salma viene sottoposta innanzitutto al rito del lavaggio, praticato da persone anziane, da membri della famiglia o da amici, uomini o donne a seconda del sesso del defunto. Questo rito si conclude con la pulizia del naso e delle orecchie, l'asciugatura del corpo e la sua profumazione con particolari essenze. Successivamente il corpo viene avvolto in un sudario di colore bianco (tre lenzuoli per gli uomini e cinque per le donne) e preparato per la preghiera funebre la Salatul Janazah aperta a tutta la comunità musulmana. Di norma la preghiera avviene fuori dalla moschea e al termine il defunto viene condotto al cimitero seguito da un corteo composto da soli uomini. Il corpo viene inumato nella nuda terra poche ore dopo il decesso sia per evitare problemi igienici sia per rispetto al defunto che deve essere sepolto prima della comparsa dei segni della decomposizione. Le donne della famiglia si cospargono il viso con unguenti, lamentandosi per la perdita levando caratteristiche grida. Le famiglie più abbienti pagavano appositamente delle donne per assolvere questo compito.

Come abbiamo detto l'inumazione avviene nella nuda terra con il corpo adagiato su un fianco e la testa rivolta alla Mecca. I cimiteri erano luoghi semplici e austeri circondati da palme e da ulivi, senza segni esteriori che marcassero in modo evidente la condizione sociale del defunto a parte una piccola stele con le sue generalità.

Non mancarono però delle eccezioni a questa regola, soprattutto nel caso di personaggi particolarmente influenti o in odore di santità per i quali venivano costruite delle piccole cappelle molto probabilmente frutto dell'influenza della preesistente cultura funeraria cristiana.

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